Is Clean Air, da Rovereto la “bolla” che purifica l’aria

Is Clean Air, da Rovereto la “bolla” che purifica l’aria

Un brevetto per eliminare le polveri sottili: la “bolla”d’aria di Is Clean Air azzera l’inquinamento. Usando acqua e poco energia. In questo modo innovativo

L’aria pulita, alla portata di tutti, «tra qualche anno sarà un prodotto da scaffale, al fianco di lavatrici e condizionatori»: lo dice con convinzione Giuseppe Spanto, ceo di Is Clean Air, una piccola impresa innovativa che si occupa di studiare, sviluppare, sperimentare e produrre soluzioni nell’ambito dell’abbattimento dell’inquinamento atmosferico, in particolar modo del particolato (le polveri sottili). Soluzioni sia per grandi realtà industriali e produttive sia per il trattamento dell’aria tra le mura domestiche.

 

ARIA SENZA INQUINANTI NEL RAGGIO DI 30 METRI

 

La soluzione creata da Is Clean Air si chiama APA è certificata dalla Commissione Europea come progetto di eccellenza nell’ambito del programma Horizon 2020 ed è protetta da un brevetto (requisito fondamentale per una PMI innovativa). L’aria aspirata da un apposito sistema è depurata seguendo un processo che riflette il ciclo naturale della pioggia. Un processo chimico-fisico-meccanico, suddiviso in tre distinte fasi viene utilizzato nel dispositivo per abbattere particolato, IPA, NOx, SOx, metalli pesanti, polveri, ozono. Senza filtri, senza adittivi e con basso consumo energetico.

 

Una intuizione ad alto valore tecnologico: come realizzarla? «Abbiamo seguito una attività di validazione estensiva per quasi cinque anni - racconta Giuseppe Spanto - abbiamo creato prototipi, sperimentato estensivamente in ambiti complessi e ora siamo pronti per lo scale up». Cioè quando l’azienda dall’alto valore innovativo lascia i panni della start up per una fase di crescita e di espansione e il cui sviluppo passa attraverso accordi strategici con grandi imprese.

 

«All’inizio era molto più che una idea - spiega l’amministratore delegato di Is Clean Air - era una risposta diretta ad un problema di tutti i giorni: l’inquinamento diffuso, le polveri sottili che impattano direttamente sui lavoratori negli impianti produttivi e di rimando sulle aree urbane e dunque sull’ambiente circostante”. Una tecnologia che «si ponga direttamente al servizio delle persone che lavorano, vivono e transitano in ambienti inquinati, fino ad ora non esiste”, racconta Spanto.

 

ARIA PULITA CON UN BUSINESS MODEL “LIQUIDO”

 

Per una tecnologia ad alto valore innovativo e di penetrazione, Is Clean Air ha scelto un business model liquido. «Il nostro percorso - spiega Spanto - si è mosso in maniera modulare, su un certo numero di anni, in maniera tale da mitigare il rischio: siamo partiti, in prima battuta, come una società di tecnologia pura, nella fase di studio e prototipazione. Quando abbiamo visto che i fattori di confidenza erano estremamente ampi siamo entrati in fase di sperimentazione. Nell’ambito della nostra strategia generale, qualora le sperimentazioni fossero andate bene, avremmo costituito una società di scopo per lanciare il business a livello globale. Ora siamo a questo punto, in attesa del grande salto».

 

«Il nostro futuro, una volta compiuto lo scale up - continua il ceo - sarà di attività diretta e business partnership in loco nelle aree che troveremo di nostro interesse. Sui mercati più distanti, applicheremo modelli di know how e technology transfer, tramite accordi e joint venture agreement con soggetti qualificati”. Questo modello è quello scelto per l’internazionalizzazione del prodotto di Is Clean Air con lo sbarco in nuovi mercati all’estero.

 

CHI HA CREDUTO NEL PROGETTO DI GREEN ECONOMY

 

I primi finanziamenti? «Il nostro tempo e il nostro denaro - racconta Spanto -: le persone fisiche che fanno parte della compagine hanno contribuito direttamente, credendo nel progetto. Questa è anche la misura del nostro impegno. C’è chi ha abbandonato la ricerca universitaria, chi si è licenziato dal proprio impiego, chi ha dedicato tutto il suo tempo al nostro lavoro. Ora che siamo pronti a fare scale up, stiamo conducendo incontri di alto livello con investitori potenziali per lavorare assieme e portare la nostra azienda alla fase successiva».

 

A partire dall’area di Trento, nota e riconosciuta come una delle aree d’Europa e del mondo più avanzate per la fertilità e l’attenzione alle tematiche dell’innovazione, della tecnologia, della green economy. In concomitanza con il roadshow finanziario, nel marzo 2016, il presidente di Is Clean Air, Pietro Calò, ha firmato l’intesa per l’insediamento dell’azienda proprio a Rovereto in “Progetto Manifattura”, l’incubatore cleantech di Trentino Sviluppo. Is Clean Air è stata anche premiata come una delle start up vincitrici dell'edizione 2015 di UniCredit Start Lab (menzione speciale Clean Tech, nella foto di apertura il programm officer di Is Clean Air Alberto Barone), l'iniziativa nata per sostenere concretamente i giovani imprenditori, l'innovazione e le nuove tecnologie.

 

COM’È NATO IL BREVETTO IS CLEAN AIR

 

Tutto nasce con un brevetto sulla carta trasformato in un prodotto. «Un gruppo di tecnici, ricercatori e scienziati - racconta Giuseppe Spanto - avevano brevettato soluzioni per l’abbattimento dell’inquinamento, sperimentate allora solo in laboratorio. Grazie al nostro lavoro, abbiamo trasformato l’idea in una soluzione tecnologica all’avanguardia».

 

«Avere ben chiaro quale fosse il modello di sviluppo, fare una pianificazione importante, conoscere in anticipo i passi successivi, è stato fondamentale per la nostra crescita - racconta Giuseppe Spanto -. Il nostro business plan era molto vicino a una programmazione da piano industriale in maniera tale da avere un quadro di insieme importante e consistente, sul quale fare le tarature del caso, ma che potesse servire da guida in ogni momento».

 

Il nucleo fondatore della società è composto da manager d’azienda, da scienziati, da ricercatori con centinaia di pubblicazioni. «Una squadra di debuttanti a questo livello come imprenditori, ma con un’esperienza molto solida - dice Spanto -. Questo zoccolo duro ha elaborato il nostro piano di business grazie alle proprie esperienze sul campo, scientifiche, tecniche, imprenditoriali. Abbiamo generato un know how enorme: non solo brevetti, ma anche modelli di utilità, marchi, disegni, modelli di business, pura proprietà intellettuale».

 

Un consiglio per chi desidera investire il proprio futuro professionale in una start up innovativa? «Investire in proprio - conclude Spanto - è stata da una parte una necessità, dall’altra una scelta: dipende ovviamente dal tipo di comparto e di business, ma rischiare in proprio, dà grandi motivazioni, ed è una cosa che mi sento di consigliare, naturalmente a seconda delle proprie disponibilità e possibilità».

UniCredit Start Lab: Is clean air si presenta

21 luglio 2016

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