Airlite, quando il team è fondamentale per innovare

Airlite, quando il team è fondamentale per innovare

Tre soci che nulla hanno in comune se non un forte senso per l’innovazione oltre che per gli affari. La storia della start up Advanced Materials di Bolzano

Esiste una vernice che purifica l’aria: basta stenderla sulle pareti per attivarsi con la luce del sole. Si chiama Airlite e funziona scomponendo gli agenti inquinanti e facendoli diventare molecole di sale. In questo modo elimina batteri, virus e cattivi odori. Un solo metro quadrato dipinto con questa vernice ha lo stesso effetto di un albero di alto fusto, mentre 100 metri quadrati eliminano i gas prodotti in un anno da 12 automobili.

Il prodotto innovativo è nato dall’incontro di tre persone, Massimo Bernardoni, Antonio Cianci e Arun Jayadev che insieme sono partiti dalla start up Advanced Materials nel 2013 e ora hanno un’azienda che lavora in 3 diversi continenti grazie a quella che viene definita una “killer application”, cioè uno strumento semplice ed efficace per ridurre la presenza di inquinanti nell'aria e per rendere antibatteriche le superfici murarie.

COME SI È FORMATO IL TEAM: COMPLEMENTARIETÀ TRA SOCI

Airlite non è una semplice vernice, ma una delle possibili applicazioni commerciali delle tecnologie che Massimo Bernardoni, il più “tecnico” dei tre soci,  studia da oltre dieci anni. A metà degli anni 2000 individua le proprietà di una molecola (già usata per condizionatori e purificatori d’aria) che attivata dalla luce permetteva di ridurre l’inquinamento, le muffe e i batteri. Nel 2010, incontra Antonio Cianci (nella foto), allora responsabile per l’innovazione a Palazzo Chigi dove si occupava di supportare le imprese italiane ad avere successo nei mercati internazionali.

Due anni dopo, tornato alla sua principale attività quella di angel investor, venture capitalist e consigliere per l’innovazione, Antonio diventa socio operativo della start up che produce Airlite. Ai due, si aggiunge Arun Jayadev, venture capitalist indiano residente a Londra, che valuta positivamente la tecnologia e lascia la sua società per diventare il loro terzo socio. «La nostra intuizione principale è stata quella di mettere una tecnologia molto ricca ed efficace su uno strumento povero, facile da applicare e che permette una grande resa. Facciamo la stessa cosa che fanno le macchine che puliscono l’aria, ma non ingombriamo la stanza e non consumiamo elettricità», ha spiegato Cianci.

«Il nostro è un prodotto straordinario ma non avrebbe avuto successo se non ci fosse stata complementarietà tra i soci, siamo le tre gambe dello stesso tavolo e se sta in piedi è solo perché ci siamo tutti e tre», ha aggiunto Cianci specificando che il loro è un team molto eterogeneo. «Io sono bravo nella visione strategica e nell’avviare, Massimo (l’inventore) è capace di individuare il problema come una specie di MacGyver, mentre Arun viene dalla finanza internazionale e ci ha aiutati a essere riconosciuti e apprezzati anche all’estero».

FINANZIAMENTI: CLUB DEAL INTERNAZIONALI E LA TV

I soci di Advanced Materials hanno scelto di cominciare a cercare risorse economiche presentandosi direttamente al capitale internazionale: non per mancanza d fiducia rispetto a quello italiano, ma perché lavoravano già in diversi Paesi esteri. «Ci siamo rivolti a un club deal di imprenditori, persone benestanti che hanno soldi da parte e si riuniscono con il compito di selezionare delle opportunità interessanti da finanziare –  ha spiegato Cianci –,  una scelta fatta perché delle persone di successo hanno potuto offrirci non solo i loro soldi, ma anche il loro patrimonio relazionale».

Lo scorso anno poi, Massimo e Antonio hanno partecipato anche al reality show “Shark Tank” di Mediaset, in cui investitori (gli shark) e le start up si incontrano davanti alle telecamere. «Ci hanno chiamato dalla produzione prendendoci in contropiede perché avevamo già cominciato la fase di rounding; la trasmissione non è fiction ma tutto è vero e reale come la sorpresa di avere Fabio Cannavale come investitore», ha aggiunto Cianci.

CRESCITA DELLA START UP: OBIETTIVO INTERNAZIONALIZZAZIONE

Dall’estero, «c’è stata e c’è tuttora una grossissima richiesta di incontrarci, sono moltissimi a diverso titolo quelli che ci chiedono un appuntamento per diventare partner e distributori». Il gruppo è infatti stato bravo a far sì che del prodotto si parlasse, ha fatto diverse attività di promozione, e – fra queste – è stato anche sponsor di una scuderia di Formula E (come la formula uno, ma con le macchine elettriche).

Dopo aver passato i primi due anni a consolidare il prodotto lavorando più sul marchio che sulle vendite, ora la squadra che produce Airlite vuole impegnarsi sui flussi organizzativi per migliorarli. «Stiamo rafforzando il nostro team (attualmente composto da circa 25 persone, ma arriveremo a 40-50 entro la fine dell’anno prossimo) e il nostro obiettivo è quello di portare il fatturato - che adesso è di 1,5 milioni di euro – nel 2017 a un livello minino di 5 milioni, ma contiamo di superare i 10».

TRE CONSIGLI: PUNTARE IN ALTO, STUDIARE E RESTARE UMILI

Nella sua storia d’impresa, Antonio Cianci sente di dover ringraziare almeno tre persone che hanno creduto nel progetto di Airlite: Fabio Cannavale, Marc Foster-Brown e Andrew Rice. Il primo è “lo squalo” che ha scelto Airlite nella trasmissione Shark Tank (e che ancora una volta al mese si aggiorna con i tre soci), mentre gli altri due fanno parte della City di Londra e sono i titolari del club deal  che ha creduto nella start up sin da subito.

«Da ringraziare abbiamo anche Ross Reason, nostro consigliere d’amministrazione indipendente che ci sta facendo quel training necessario ad abituarci a essere a nostro agio anche nei rapporti con soggetti e istituzioni molto alti», ha aggiunto Cianci. Fra le difficoltà maggiori che Antonio ha incontrato nello sviluppo dell’azienda «prepararsi è stata la maggiore, è un lavoro lungo e costante. Siamo cresciuti molto dal punto di vista personale e professionale. Siamo cresciuti con l’azienda. Spesso lo startupper non ha ben chiaro che per guadagnare non basta avere un buon prodotto, serve soprattutto pragmaticità».

Un consiglio agli startupper? «Pensate in grande e preparatevi. Noi ci siamo preparati tantissimo su comunicazione, marketing e modelli di business operativi. Il corollario è importante almeno quanto la tecnologia. Ma ricordate anche di restare sempre molto umili».

 

7 novembre 2016

Scrivi il tuo commento

0 COMMENTI