Plug & Wear: start up con la stoffa per l’innovazione

Plug & Wear: start up con la stoffa per l’innovazione

Riccardo Marchesi ha fatto nascere all’interno dell’azienda di famiglia Plug & Wear. Cucendo tradizione e innovazione per creare tessuti interattivi

Plug & Wear è la storia di fili che si intrecciano: sono i filamenti metallici che incontrano quelli di tessuto cuciti dai macchinari prodotti da oltre 60 anni dalla fiorentina Texe srl. Il risultato è la creazione di nuovi tessuti, ibridi e interattivi, che integrano sensori di temperatura e pressione capaci di scambiare informazioni tra un computer e il mondo esterno e viceversa. L’innovazione della start up si è incubata nella struttura di un’azienda storica del settore: un’opzione sempre più di attualità come raccontano i casi di The Color Soup in Gruppo Miroglio (la loro storia in questo articolo) e Joebee in The Mad Box (la storia qui).

DALLA CRISI È NATA L’IDEA INNOVATIVA

L’idea è di Riccardo Marchesi, ingegnere elettronico ed erede insieme al fratello Lorenzo di Texe srl, azienda fiorentina a conduzione familiare specializzata nella produzione di macchine rettilinee per maglieria: per sopravvivere alla crisi iniziata verso la fine dello scorso decennio ha investito nella ricerca e nell’innovazione e ha rivoluzionato il proprio business. Vincendo il premio per il settore Digital dello StartLab 2016 di UniCredit.

Plug & Wear nasce un anno e mezzo fa, ma ha iniziato a muovere i primi passi a partire dal 2000: «Pensavamo che la tecnologia avrebbe ridotto la manodopera e abbassato i costi – racconta Riccardo –, ma contrariamente alle nostre previsioni, le aziende iniziarono a spostare le produzioni verso Est, nei Paesi dove la monodopera è più economica». Per sopravvivere alla crisi era necessario evolversi e puntare su un settore nuovo e ancora poco esplorato: «Fortunatamente abbiamo sempre creduto e investito nelle nuove tecnologie e con alcuni brevetti nel cassetto ci siamo trovati a ripensare la nostra offerta aziendale».

PERCHÉ VERTICALIZZARE IL BUSINESS VERSO IL BASSO

Il passo più importante è stata la decisione di verticalizzare il business, in modo inconsueto, verso il basso. «Abbiamo iniziato a utilizzare i nostri macchinari per creare i primi prodotti ibridi, composti non solo da stoffa, ma da trame miste di maglieria tradizionale e filamenti metallici, specializzandoci su tre linee di prodotti tra cui i tessuti per le schermature dai campi elettromagnetici, quelli per interior design e altri ancora per il settore moda». Le ricerche e le sperimentazioni sono proseguite: «Successivamente abbiamo iniziato a investigare possibili soluzioni per il settore smart textile e a produrre tessuti sensorizzati», che trovano applicazione in diversi campi, dall’healthcare all’Internet of Things (cos’è l’IoT lo spieghiamo in questo articolo).

SVOLTA DECISIVA: ANDARE SUL WEB PER VENDERE

Il punto di svolta è stata la creazione di un negozio online. «Dopo i prototipi avevamo la necessità di capire a chi poteva essere utile la nostra idea», continua il co-founder di Plug & Wear. Lo shop online è stato fondamentale per intercettare potenziali partner e clienti, come università, designer e creativi, e grazie a questo passaggio la start up è diventata una nuova business unit sostenuta da soci differenti e distaccata dall’azienda di famiglia.

«Dall’apertura dell’e-commerce abbiamo notato un sempre maggiore interesse da parte degli organismi di ricerca, tra cui la Nasa e l’Università di Seul in Corea del Sud, un interesse che ci ha fatto capire quanto il nostro lavoro fosse apprezzato – spiega Riccardo Marchesi – È stato indispensabile lavorare sulla nostra presenza online, fondamentale per essere trovati e contattati da qualsiasi parte del mondo, ad esempio dal Texas, dove abbiamo ottenuto buoni risultati».

CONSIGLIO: AFFRONTARE I PROBLEMI A TESTA ALTA

Come ogni progetto innovativo, anche Plug & Wear ha dovuto confrontarsi con il mercato e affrontare alcune sfide. «I problemi fanno parte della quotidianità - afferma Riccardo e aggiunge che – il giorno che li avrò risolti tutti, mi dimetterò. All’inizio avevamo bisogno di farci conoscere e, di conseguenza, trovare clienti interessati ai nostri prodotti».

Tra i consigli che Riccardo Marchesi dà a chi decide di iniziare una carriera imprenditoriale c’è quella di essere pronti a lavorare tanto: ci sono tante cose da fare, servono molte energie ma non bisogna arrendersi. «Inoltre è importante perseverare – conclude Riccardo –, ma bisogna essere sicuri che si stia investendo il proprio tempo e le proprie energie in un progetto concreto, sennò si rischia solo di alimentare un fallimento».

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25 novembre 2016

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