Daje Marche, l’e-commerce riapre i negozi chiusi dopo il sisma

Daje Marche, l’e-commerce riapre i negozi chiusi dopo il sisma

Dare una mano ai negozianti delle Marche danneggiati dal sisma. Grazie all’e-commerce e a dei volontari. Daje Marche pensa a un futuro “in grande”

Dopo il terremoto e il lungo sciame sismico alcune attività commerciali marchigiane sono riuscite a sopravvivere vendendo i prodotti online. Il merito è di Paolo Isabettini, l’architetto trentunenne di Tolentino (paese in provincia di Macerata gravemente colpito dal sisma con 10mila sfollati, Paolo compreso, su 20mila abitanti) che ha dato vita a Daje Marche: sito di e-commerce aperto in pochi giorni di lavoro attraverso il quale vendono 45 attività commerciali della zona. Per ora si tratta di un’attività non-profit, ma l’intenzione è quella di farla diventare a tutti gli effetti una piccola impresa.

ENTUSIASMO SU FACEBOOK, POI BEN DUE E-COMMERCE

Tutto è nato con il suo post su Facebook con un primo dominio per il sito, appunto “Daje Marche”. «Faccio l’architetto come penso che vada fatto nel 2016, lavoro nel digital, con la sharing economy e col crowdfunding. Insomma, con un occhio sempre attento alle tecnologie. L’e-commerce non l’avevo mai fatto, ma ho sempre voluto costruire una community», racconta Paolo.

«Su 3 settimane di lavorazione, abbiamo cominciato e poi ricominciato da capo. Abbiamo fatto due siti, perché la prima versione non reggeva. Toccato quota 140mila utenti, dopo un passaggio su Radio Deejay, siamo cominciati a diventare “l’Amazon de no’altri”», scherza Paolo.

UN AIUTO PER TUTTI, MA CI SONO ANCHE CRITICHE

Su Daje Marche si trova di tutto, dal cibo ai prodotti per l’infanzia e per lo sport. Viene rispettata la filiera, i  prodotti arrivano dai negozi e non direttamente dalle imprese (altrimenti sarebbero stati danneggiati proprio i più deboli e in difficoltà), e non si vendono solo rimanenze di magazzino.

«Molti ci criticano perché dicono che sia difficile capire se il venditore sia stato effettivamente danneggiato dal terremoto, ma il vero danno non è solo per chi ha le crepe in negozio– spiega Paolo Isabettini –; a chi è crollato il locale arriveranno degli aiuti economici, chi invece non ha subito particolari traumi alle strutture non può chiudere e inoltre non ha né aiuti né clienti». 

DAL VOLONTARIATO A UN BUSINESS VERO E PROPRIO

I 260 ragazzi attualmente attivi in Daje Marche sono volontari. Nel quartier generale ci sono 35 persone. Nel contratto che viene proposto ai commercianti è specificato che il servizio è totalmente gratuito per un anno. «Se vogliono, sono invitati a fare una donazione e qualcuno l’ha fatto, altri no», ha detto Paolo aggiungendo che altri aiuti arrivano con donazioni da parte di enti o privati.

Il futuro è solo uno sviluppo orientato al business della bella esperienza “improvvisata”. Dopo il terremoto anche i marchigiani più chiusi e riluttanti alle novità hanno capito che l’e-commerce doveva essere l’arma della rinascita. «Sarebbe sciocco non continuare questa avventura, perché non offriamo un servizio limitato ma una vera e propria piattaforma per i commercianti», fa notare l’architetto.

Una piattaforma dedicata alla promozione di tutte le attività produttive del territorio marchigiano: perché no? Paolo è già al lavoro per costruire il team: «Mantenere l’entusiasmo che c’è adesso, poi penseremo a organizzarci meglio». Con Daje Marche tanti ragazzi competenti e preparati, prima fuori dal  mercato del lavoro, si siano rimessi in gioco con le loro competenze e nel loro territorio. Se il sisma rimane un incubo, Daje Marche è un sogno diventato finalmente realtà.

I sistemi di pagamento online: E-commerce ed export

20 dicembre 2016

Scrivi il tuo commento

0 COMMENTI